Di che paese sei

giugno 20, 2008

 

“Di che paese sei?” (in dialetto “de dove sito?” o “de dove ti xe?”) era la domanda che, nel nostro passato recente ci si poneva quando due persone avevano l’occasione di conoscersi. La risposta, allora, era semplice: “io sono di …”. Se questa domanda venisse posta oggi, per molti la risposta sarebbe diversa. Probabilmente non si userebbe il verbo “essere”, che sottolinea la sostanziale sovrapponibilità tra identità del territorio e identità personale: si risponderebbe con “abito”, “lavoro”, “vivo”.

Non solo, in molti casi le risposte sarebbero articolate: “abito a … ma lavoro a …”, “abito a … ma le mie relazioni sono rimaste a …”, segno della frammentazione dei luoghi e della crisi del senso di cittadinanza e di appartenenza ad un’unica comunità.

Per questo motivo abbiamo dato nome a questa nostra iniziativa con questa domanda, a cui vorremmo trovare una risposta valida oggi,  recuperando il significato di parole come cittadinanza, comunità e fornendo nuove chiavi di lettura del nostro territorio. Che così velocemente si è trasformato, e altrettanto velocemente continua a trasformarsi.

Queste riflessioni non sono ovviamente solo nostre, abbiamo scoperto anzi come siano da tempo argomento di studio e di analisi approfondite. Ci ha colpito molto invece l’interesse che queste tematiche hanno suscitato nelle persone con cui abbiamo avuto modo di confrontarci e vorremmo allargare al contributo di altri, singoli e associazioni, queste nostre riflessioni. Lo vogliamo fare con un manifesto, che cerca di sintetizzare il nostro pensiero e gli obiettivi che ci siamo posti, e che rappresenta l’inizio di un percorso di approfondimento a cui vi invitiamo e che culminerà con tre incontri in fase di programmazione per l’autunno 2008.

Su questo manifesto allora chiediamo l’adesione (è sufficiente una lettera o una e-mail agli indirizzi sotto riportati) per arrivare agli incontri di autunno assieme ad un nutrito, speriamo, elenco di “stakeholder”, di “portatori di interesse” presenti nelle nostre comunità..

Vorremmo inoltre passare dalla consapevolezza di quello che sta succedendo, ad un momento propositivo: dove ognuno possa portare delle idee di miglioramento per il nostro territorio. Siamo convinti che, oltre a “lamentarsi” delle cose che non vanno o al semplice “rifiuto” di ciò che non ci piace, sia opportuno o meglio necessario, passare ad una fase di progettualità. Per questo motivo abbiamo allegato delle schede-tipo, dove sia possibile esprimere delle proposte concrete che vorremmo poi presentare a chi, oggi, ha il gravoso compito di governare le nostre comunità.


Il villaggio liquido

febbraio 21, 2008

Questa riflessione è cominciata una sera a Salzano, dove risiedo, partecipando ad una riunione dell’asilo di mio figlio. Il parroco, presente in qualità di presidente della scuola materna, ha invitato la comunità ad aprirsi alle nuove famiglie giunte ad abitare il paese, facendo un commento che mi ha molto colpito: “Qui a Salzano non si costruiscono nuovi quartieri, ma interi villaggi”. Costruiscono interi villaggi. E’ un’affermazione forte, ad effetto, che si adatta a Salzano, ma non solo, a tutto il Miranese e oltre, aprendo lo scenario ad altre riflessioni.
Non risiedo nel comune dove sono nato, e come molte altre persone non risiedo nel comune dove lavoro. Ogni mattina andando in ufficio mi accorgo che il traffico sembra un fiume in piena. Si chiude una strada per lavori e le auto, come l’acqua, concentrano la loro forza per trovare altre vie, altri sbocchi. Come un torrente che tracima, paiono voler esondare per defluire, melmosamente lente.
Niente di nuovo fin qui, il traffico è un problema comune a tutta la società industriale della fine del XX e inizio del XXI secolo. Nelle grandi metropoli come nei piccoli centri urbani nessuno viene risparmiato. Ma in un territorio come quello del Miranese diventa simbolico. Appena si blocca una strada a Luneo (località di Mirano), il traffico ne risente non solo a Mirano, ma da Martellago fino a Spinea. Perché questo è un territorio strettamente interconnesso. Come lo è peraltro molta parte del Veneto, per non dire di tutto il Nord Italia da Torino a Trieste. Nel nostro piccolo anni fa un giornalista de “La Vita del Popolo” prese un piccolo aereo da turismo per un volo sopra le nostre case. Si accorse che per capire il passaggio da un comune ad un altro lo aiutavano solo i campanili. I confini erano e sono sempre più decretati da piatti cartelli, che dividono linee immaginarie. Il confine, il limes, è sparito, inghiottito in un unico territorio policentrico, alla ricerca di identità…


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