Stiamo vivendo una fase di veloce e profonda trasformazione
sociale e urbanistica, che ridisegna territori e comunità. I confini tra
paesi sfumano in un orizzonte fatto di case, capannoni, villette,
demarcati solo da piatti cartelli stradali, che seguono linee
immaginarie. È un fenomeno comune a molte aree urbane del
Nord Italia. Tanto che alcuni studiosi si sono spinti a dichiarare
l’esistenza di un’unica metropoli, che va da Torino a Trieste. A
questo cambiamento epocale non sfugge il Miranese. Ne è un
esempio evidente il Passante di Mestre: infrastrutture come queste
rispondono al nostro sempre più pressante, infinito bisogno di
spostare merci, persone, capitali, a livello locale e a livello globale,
cambiando radicalmente luoghi e comunità, modi di vivere e di
lavorare.
Come dice Enzo Rullani, economista dell’Università di Venezia, “il
viaggio è diventato lo spirito del tempo”. A livello globale masse
enormi di persone si spostano incessantemente: per cercare nuovi
mercati e luoghi di produzione a basso costo, o solo per turismo, o
peggio, costretti a migrare alla ricerca di pane e di speranza. A
livello locale, ciascuno di noi ogni mattina compie in macchina un
personale e solitario viaggio per connettere i luoghi diversi del
vivere quotidiano: la casa, il posto del lavoro, la scuola dei figli,
l’ospedale, l’ipermercato, il cinema multisala, …. Questi luoghi un
tempo confinati entro i ristretti ambiti della città ora sono distribuiti
in territori ampi, sono geograficamente lontani.
Pian piano la città, il tradizionale luogo dell’abitare, si è dilatata, ha
perso i suoi confini e con essi la sua identità. È diventata città
illimitata, città infinita. La città senza mura, proprio perché
attraversata in continuazione da flussi diversi. Flussi fisici come
quello delle auto per connettere i diversi luoghi delle nostre vite, o
quello dei camion carichi di merci in partenza dalle nostre zone
artigianali polverizzate e in arrivo da aree industriali
intercontinentali. Flussi sociali creati dai nuovi residenti che abitano
l’espansione edilizia, nativi italiani che cambiano comune, persone
straniere che cambiano continente. Flussi di idee, con una mole
pressoché infinita di informazioni che viaggiano nell’etere e in
internet. Merci, persone, informazioni, idee, tutti in viaggio, tutti
“passanti”.
Questo mutamento sta travolgendo i nostri paesi, le nostre città, i
luoghi che abitiamo. Travolge tutto e tutti, abitudini, senso di
appartenenza, identità, stili di vita. Si può subire, accettando la
paura, la tensione, il senso di insicurezza. Oppure si può tentare di
riconoscerlo, cercare di comprenderlo, provare a governarlo per
generare sviluppo, solidarietà, promozione del bene comune.
Come cittadini del Miranese sentiamo la necessità di interrogarci
sulle trasformazioni in atto nei nostri paesi e sulle loro
conseguenze in ogni ambito di vita, convinti che occorrono
risposte adeguate da ricercare in un nuovo modello di
“governance” che guardi all’intero territorio. Per questo i circoli
ACLI di Robegano, Mirano, Noale, Scorzè, Martellago, Spinea e
Maerne intendono proporre alle comunità del Miranese un
percorso che punti a:
Comprendere il fenomeno della stretta interconnessione tra
fenomeni locali e globale, e come questi trasformino le nostra città,
le nostre comunità, le stesse forme di cittadinanza democratica che
finora ci siamo dati e che si rivelano insufficienti di fronte ad una
svolta epocale.
Riconoscere che questi fenomeni non avvengono lontano da noi,
anzi, provando a capire come lo stesso territorio del Miranese sia
un’area strettamente interconnessa, al punto da supporre
l’esistenza al suo interno di una rete policentrica di città, ciascuna
con delle potenzialità, dei punti di forza, servizi di eccellenza da
mettere in comune e contraddizioni che rallentano lo sviluppo da
superare. Comprendere insomma se siamo un’area senza un
centro sovra-ordinato, ma che necessita invece di un disegno
ordinatore.
Progettare insieme questo disegno ordinatore, più razionale, più
economico, più rappresentativo delle persone che abitano l’area,
che si possa realizzare dentro ai modelli giuridici previsti dalla
recente riforma dell’ordinamento delle autonomie locali. Con una
proposta che permetta di costruire un nuovo modello di
“governance” del territorio, coinvolgendo in maniera moderna e
consapevole la Cittadinanza, secondo l’etica della Responsabilità.