Questa riflessione è cominciata una sera a Salzano, dove risiedo, partecipando ad una riunione dell’asilo di mio figlio. Il parroco, presente in qualità di presidente della scuola materna, ha invitato la comunità ad aprirsi alle nuove famiglie giunte ad abitare il paese, facendo un commento che mi ha molto colpito: “Qui a Salzano non si costruiscono nuovi quartieri, ma interi villaggi”. Costruiscono interi villaggi. E’ un’affermazione forte, ad effetto, che si adatta a Salzano, ma non solo, a tutto il Miranese e oltre, aprendo lo scenario ad altre riflessioni.
Non risiedo nel comune dove sono nato, e come molte altre persone non risiedo nel comune dove lavoro. Ogni mattina andando in ufficio mi accorgo che il traffico sembra un fiume in piena. Si chiude una strada per lavori e le auto, come l’acqua, concentrano la loro forza per trovare altre vie, altri sbocchi. Come un torrente che tracima, paiono voler esondare per defluire, melmosamente lente.
Niente di nuovo fin qui, il traffico è un problema comune a tutta la società industriale della fine del XX e inizio del XXI secolo. Nelle grandi metropoli come nei piccoli centri urbani nessuno viene risparmiato. Ma in un territorio come quello del Miranese diventa simbolico. Appena si blocca una strada a Luneo (località di Mirano), il traffico ne risente non solo a Mirano, ma da Martellago fino a Spinea. Perché questo è un territorio strettamente interconnesso. Come lo è peraltro molta parte del Veneto, per non dire di tutto il Nord Italia da Torino a Trieste. Nel nostro piccolo anni fa un giornalista de “La Vita del Popolo” prese un piccolo aereo da turismo per un volo sopra le nostre case. Si accorse che per capire il passaggio da un comune ad un altro lo aiutavano solo i campanili. I confini erano e sono sempre più decretati da piatti cartelli, che dividono linee immaginarie. Il confine, il limes, è sparito, inghiottito in un unico territorio policentrico, alla ricerca di identità…
Pubblicato da villaggioliquido